Cosa sapere sul congedo di maternità e congedo parentale

Cosa sapere sul congedo di maternità e congedo parentale
Ecco cosa devi sapere per richiedere il congedo di maternità e il congedo parentale. Come e quando devi inserire le domande per i congedi.

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Il congedo di maternità e il congedo parentale sono diritti acquisiti per le future mamme che lavorano.

Ci permettono di occuparci maggiormente della nostra salute negli ultimi mesi di gravidanza.

E dopo il parto consentono alle neomamme di vivere insieme al figlio i primi mesi.                                 

Momenti preziosi per imparare a conoscersi e ambientarsi.

Congedo di maternità e congedo parentale
Congedo di maternità e congedo parentale

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Cos’è il congedo di maternità

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e il puerperio.

Tale astensione spetta al PADRE solo in presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo.

Quale legge disciplina il congedo di maternità obbligatorio

L’obbligatorietà del congedo di maternità, per le lavoratrici dipendenti, è sancita dal Testo Unico sulla maternità e paternità, con D.Lgs 151/2001 e s.m.i. compresa la modifica apportata al periodo tutelato dalla Legge di Bilancio 2019.

In quali casi si può richiedere la maternità anticipata

Vi sono dei casi che danno accesso alla maternità anticipata. Eccone alcuni:

– condizioni lavorative che mettono a rischio la salute della futura mamma o del nascituro;

– mansioni lavorative che prevedono il sollevamento di pesi e/o il loro trasporto, qualora non sia possibile modificare tali mansioni con altre compatibili con lo stato di salute;

– mansioni lavorative pericolose per la futura mamma, qualora non sia possibile modificare tali mansioni con altre compatibili con lo stato di salute;

– gravi complicanze della gravidanza (valido anche per libere professioniste e autonome iscritte alla gestione separata INPS);

– forme di salute preesistenti alla gravidanza che possono essere aggravate dalla gestazione (valido anche per libere professioniste e autonome iscritte alla gestione separata INPS).

Come presentare la domanda di maternità anticipata

Per accedere alla maternità anticipata occorre presentare una particolare domanda in base alla ragione per cui si chiede.

Nel caso di “gravi complicazioni della gravidanza” e/o “preesistenti condizioni che rischiano di aggravarsi” bisogna consegnare al servizio ispezione dell’ispettorato del lavoro territorialmente competente, i seguenti documenti:

– la domanda d’interdizione anticipata dal lavoro;

– il certificato medico del ginecologo che riporti le gravi complicanze e/o le preesistenti condizioni che rischiano di aggravarsi;

– il certificato medico di gravidanza stilato da un medico della ASL.

Occorre attendere la risposta, solitamente entro sette giorni, che partono dal giorno successivo in cui l’ispettorato ha ricevuto la documentazione.

Quanto spetta e chi riconosce la maternità anticipata

La lavoratrice ha diritto a un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera, in base a quanto percepito il mese precedente l’inizio dell’astensione dal lavoro.

L’indennità è riconosciuta dall’INPS.

Se il contratto lo prevedere, il datore di lavoro potrebbe integrare il restante 20%, al raggiungimento dell’intero importo della retribuzione.

Quanto dura il periodo del congedo di maternità obbligatorio

Il periodo di astensione dal lavoro per il congedo di maternità obbligatorio, considerando la regola generale, dura 5 mesi in totale, suddivisi in:

  • due mesi precedenti il parto;
  • tre mesi dopo il parto.

I mesi precedenti il parto, la futura mamma, ha modo di prendersi cura della sua salute, riposarsi e svolgere gli ultimi esami da fare in gravidanza.

E’ il momento giusto per dedicarsi alla lettura magari sull’argomento nascita, come vi avevo anticipato nel precedente articolo “11 cose utili per donne in gravidanza“.

Con la maternità flessibile, la Legge di Bilancio 2019 ha introdotto la possibilità di usufruirne in periodi diversi:

  • un mese prima del parto e quattro mesi dopo il parto;
  • cinque mesi dopo il parto.

In tal caso, il Medico, deve attestare con un documento che la medesima opzione non causi problemi alla salute della futura mamma e del bambino.

Come presentare la domanda di congedo maternità

La domanda di congedo maternità dev’essere presentata all’INPS.

La domanda di congedo maternità può essere presentata tramite:

Nella domanda online, sul sito dell’INPS, dovrete autenticarvi inserendo il vostro codice fiscale e il PIN o lo SPID.

Poi selezionare TUTTI I SERVIZI seguito da MATERNITAÀ E CONGEDO PARENTALE LAVORATORI DIPENDENTI, AUTONOMI, GESTIONE SEPARATA.

La schermata che si aprirà vi presenterà sulla sinistra le opzioni e dovrete cliccare ACQUISIZIONE DOMANDA, per inserire una nuova domanda.

Nella schermata che apparirà troverete un menù a tendina e dovrete selezionare DIPENDENTI (se siete dipendenti – qualora la vostra situazione sia differente es. AUTONOMA cliccherete di conseguenza la dicitura appropriata).

In caso di lavoratore dipendente, a questo punto, saranno richiesti i seguenti dati:

– anagrafici, di residenza e di recapito;

– i dati riguardanti la maternità, tra cui DPI (data presunta parto) che troverete sul certificato rilasciato dal ginecologo, se s’intende avvalersi della flessibilità o se si è in interdizione anticipata;

– i dati del rapporto di lavoro: attuale datore di lavoro, data di assunzione, settore di appartenenza;

– modalità di pagamento della prestazione.

Terminato l’inserimento dei dati, avrete l’ultima schermata nella quale si riepilogano i documenti necessari da allegare e subito dopo il riepilogo della domanda stessa da controllare attentamente.

Procedete con l’invio e stampare e/o salvare il modulo riepilogo e la ricevuta che dovrete inoltrare al vostro Datore di lavoro.

Congedo maternità Ricevuta invio domanda
Congedo maternità Ricevuta invio domanda

Quando presentare la domanda di congedo maternità

La domanda di congedo maternità deve essere presentata entro il compimento del settimo mese di gravidanza.

Questo, anche se si usufruisce della maternità flessibile, come ad es. la futura mamma lavora fino all’ottavo mese e inizia il congedo un mese prima del parto.

In caso di ritardo della presentazione si perderà l’assegno fino alla data di approvazione della domanda da parte dell’INPS.

Il termine ultimo è fissato al massimo entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

Quali documenti allegare alla domanda di congedo maternità

Vi sono dei documenti da allegare alla domanda di congedo maternità, per cui meglio prepararli in anticipo.

Ecco quali sono i documenti da allegare alla domanda per il congedo di maternità:

  1. carta d’identità della richiedente;
  2. codice fiscale della richiedente;
  3. ultima busta paga della richiedente;
  4. certificato di gravidanza telematico contenente il numero di protocollo dell’invio (sotto riporto esempio) e trasmesso esclusivamente da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato (es. medico di base – ospedale – consultori).  Attenzione: se siete seguiti dal ginecologo privato, il certificato rilasciato potrebbe NON contenere il numero di protocollo (come nel mio caso).  Pertanto la domanda potrebbe essere rifiutata. Occorre recarsi dal medico di base o richiedere una visita ginecologica al consultorio e/o ospedale specificando che vi serve il certificato di gravidanza telematico contenente il numero di protocollo rilasciato durante l’invio online a cui penseranno direttamente loro con l’emissione. Dovrete pagare la visita o il rilascio del certificato a discrezione del medico di base.  
  5. modello SR163 autenticato dal funzionario di banca e modello SR01, scaricabile dal sito INPS (sotto riporto alcune pagine), potrebbero essere richiesti dai patronati e/o intermediari (meglio informarsi prima). Per la domanda online direttamente sul sito dell’INPS non è necessario perché le compilerete direttamente con il PIN i SPID che v’identifica;
  6. IBAN e dati banca del richiedente (se il pagamento non è anticipato dal datore di lavoro).
Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità
Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità pagina 1
Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità paternità pagina 2
Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità paternità pagina 2
Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità paternità pagina 3
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Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità paternità pagina 4
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Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità paternità pagina 6
Modulo SR01 per domanda indennità congedo maternità paternità pagina 6

Com’è erogata l’indennità di maternità

L’indennità di maternità è erogata dall’INPS e anticipato dal datore di lavoro.

In alcuni casi è erogata direttamente alla lavoratrice tramite bonifico domiciliato e/o con accredito su IBAN del richiedente.

A quanto corrisponde l’indennità di maternità obbligatoria

Durante i periodi di congedo maternità, la lavoratrice, ha diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera, calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo di maternità.

Comunicazione obbligatoria all’INPS dopo il parto

La lavoratrice dovrà comunicare all’INPS entro 30 giorni dal parto, la data di nascita effettiva e le generalità del nascituro.

In questo modo si modificherà automaticamente la data del termine del congedo di maternità.

Quindi se procederete sul portale INPS online dovrete richiamare la domanda di congedo maternità compilata in precedenza per l’inserimento dei dati mancanti.

Dovrete stampare il riepilogo con i dati inseriti nel sito dell’INPS e inoltrarlo al datore di lavoro con le date aggiornate.

Cos’è il congedo parentale

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativo dal lavoro, concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali.

Essendo facoltativa ne avranno diritto solo la madre o il padre che ne farà richiesta.

Può essere fruito dai genitori con i figli di età fino ai 12 anni.

Il congedo parentale sarà retribuito con modalità differenti e con una percentuale inferiore al congedo obbligatorio.

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Quale legge disciplina il congedo parentale

Il congedo parentale è disciplinato con il Decreto legislativo 26 marzo, n. 151 del Testo Unico in materia di sostegno alla maternità e alla paternità.

Tale Decreto disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità di tutti i figli (naturali, adottivi e in affidamento).

In forza dell’art. 32 del Testo Unico, per ogni bambino, nei suoi primi dodici anni di vita, ciascun genitore, indipendentemente dalla situazione lavorativa in cui si trova l’altro, ha diritto di astenersi dal lavoro, per un determinato periodo, in modo continuativo o frazionato.

Il congedo parentale NON SPETTA ai genitori disoccupati o sospesi.

Nel caso in cui il rapporto di lavoro in atto cessi all’inizio o durante il periodo di fruizione del congedo, il diritto al congedo stesso viene meno dal momento in cui è cessato il rapporto di lavoro.

Quali soggetti possono richiedere il congedo parentale

Il congedo parentale è rivolto a lavoratrici e lavoratori dipendenti.

Sono esclusi dal congedo parentale i lavoratori domestici e i genitori lavoratori a domicilio.

Come presentare la domanda di congedo parentale

La domanda di congedo parentale dev’essere presentata all’INPS. Questa può essere tramite:

  • la domanda online sul sito dell’INPS – Maternità e congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata se in possesso del PIN personale o dello SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale) per accedere ai servizi;
  • contact center INPS numero verde 803164 da fisso oppure 06164164 da mobile;
  • un patronato e/o intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici (potrebbero richiedere il modello cartaceo compilato di cui sotto riporto le pagine).

Nella domanda online sul sito dell’INPS dovrete autenticarvi inserendo il vostro codice fiscale e il PIN o lo SPID.

Selezionare TUTTI I SERVIZI poi cliccare MATERNITA’ E CONGEDO PARENTALE LAVORATORI DIPENDENTI, AUTONOMI, GESTIONE SEPARATA. A questo punto sulla sinistra della schermata dovrete cliccare ACQUISIZIONE DOMANDA, per inserire una nuova domanda.

Dovrete decidere se selezionare CONGEDO PARENTALE o CONGEDO PARENTALE AD ORE.

Nel caso saranno diversi periodi non frazionati a ore, dovrete ripetere la scelta di CONGEDO PARENTALE ogni volta.

Ora dovrete selezionare la tipologia di lavoratore tra:

  • DIPENDENTI;
  • AUTONOMI;
  • GESTIONE SEPARATA.

I dati richiesti per i lavoratori DIPENDENTI sono simili a quelli utilizzati per la domanda di astensione obbligatoria di maternità.

I dati richiesti saranno:

– i dati della lavoratrice o lavoratore interessati;

– i dati del datore di lavoro.

Terminato l’inserimento dei dati, avrete l’ultima schermata nella quale si riepilogano i documenti necessari da allegare e poi il riepilogo della domanda stessa da controllare attentamente.

Procedere con l’invio e stampare e/o salvare il modulo riepilogo e la ricevuta che dovrete inoltrare al vostro Datore di lavoro.

Domanda di congedo parentale pagina 1
Domanda di congedo parentale pagina 1
Domanda di congedo parentale pagina 2
Domanda di congedo parentale pagina 2
Domanda di congedo parentale pagina 3
Domanda di congedo parentale pagina 3
Domanda di congedo parentale pagina 4
Domanda di congedo parentale pagina 4
Domanda di congedo parentale pagina 5
Domanda di congedo parentale pagina 5

Quando presentare la domanda di congedo parentale

La domanda va inoltrata prima che inizi il periodo di congedo richiesto.

Se presentata dopo, saranno pagati solo i giorni di congedo successivi alla data di presentazione della domanda.

Quali documenti allegare alla domanda di congedo parentale

I documenti da allegare alla domanda di congedo parentale sono i documenti d’identità e i codici fiscali dei genitori e del figlio.

Come usufruire dei periodi di congedo parentale

Il periodo di congedo parentale facoltativo può essere fruito consecutivamente o frazionato ad ore.

Il frazionamento si configura qualora, tra un periodo e l’altro, vi sia ripresa effettiva dell’attività lavorativa, che non siano ferie.

Il limite massimo individuale per il congedo parentale è così diviso:

– per la madre lavoratrice dipendente: 6 mesi;

– per il padre lavoratore dipendente: 6 mesi e salgono a 7 mesi se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi;

– genitore solo: 10 mesi.

Il limite massimo complessivo tra i due genitori non può superare 11 mesi (es. 6 mesi madre + 5 mesi padre).

I genitori possono fruire anche contemporaneamente del congedo parentale.

Il padre può utilizzarlo anche durante il congedo di maternità obbligatorio della madre.

Ma durante la fruizione del congedo parentale della madre, il padre NON può fruire dei riposi giornalieri.

Gli stessi parametri valgono per i genitori adottivi o affidatari.

Il diritto al congedo parentale vale alle stesse condizioni per ogni bambino in caso di parto, adozione e/o affidamento plurimo.

Come viene erogata l’indennità di congedo parentale

L’indennità per il congedo parentale è erogato dall’INPS ed anticipato dal datore di lavoro.

In alcuni casi il contratto collettivo può disporre un’integrazione all’indennità INPS a carico del datore di lavoro.

E’ corrisposto solo ai lavoratori dipendenti al momento del congedo parentale.

A quanto corrisponde l’indennità per il congedo parentale

L’indennità ai genitori per il congedo parentale corrisponde:

– al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo, entro i primi sei anni di età del bambino.

– al 30% della retribuzione media giornaliera, dai sei anni e un giorno agli otto anni di età del bambino, solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione e se entrambi i genitori non ne abbiano fruito nei primi sei anni o per la parte non fruita anche eccedente il periodo massimo complessivo di sei mesi;

nessuna indennità è corrisposta dagli otto anni e un giorno ai dodici anni di età del bambino.

Riposi giornalieri per allattamento

Hanno diritto ai riposi per allattamento solo le lavoratrici e/o lavoratori dipendenti  (esclusi colf/badanti, lavoratrici a domicilio, lavoratrici autonome e parasubordinate) a condizione che per tutto il periodo richiesto abbiano un valido rapporto di lavoro in corso.

Fino all’anno di vita del bambino la lavoratrice che rientra a lavoro ha diritto inoltre a:

– 2 ore al giorno di riposo per allattamento se il suo orario è pari o superiore a 6 ore giornaliere;

– 1 ore al giorno di riposo per allattamento se il suo orario è inferiore alle 6 ore giornaliere.

Mentre sono riconosciuti al padre nei seguenti casi:

-nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;

-in alternativa alla madre dipendente che non se ne avvalga;

-nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;

-in caso di morte o grave infermità della madre.

Durante la fruizione del congedo parentale della madre, il padre NON può usufruire dei riposi giornalieri (per allattamento).

Stesso dritto si ha nel caso di adozioni o affidamento ma entro un anno dalla data d’ingresso del minore in famiglia.

I riposi per allattamento raddoppiano in caso di arto gemellare o plurimo e in caso di adozione o affidamento di più bambini.

Spetta un’indennità pari all’ammontare dell’intera retribuzione.

La domanda per le lavoratrici e/o lavoratori dipendenti dev’essere consegnata prima dell’inizio del periodo di riposo giornaliero richiesto.

La lavoratrice dovrà consegnare la domanda esclusivamente al Datore di lavoro. 

Mentre il lavoratore dovrà inserire la domanda all’INPS in modalità telematica e poi comunicarla al Datore di lavoro.

L’inserimento telematico all’INPS potrà avvenire attraverso:

  • servizio online dedicato;
  • contact center 803164 da rete fissa o 06164164 da rete mobile;
  • patronati, attraverso i servizi telematici offerti.

Conclusioni

In questo articolo ho riportato tutte le informazioni utili sul congedo di maternità e congedo parentale che mi sono servite quando è nato mio figlio nel 2021.

Quando e come inserire le diverse domande per il congedo di maternità e congedo parentale e le indennità corrisposte, naturalmente riferite all’anno 2021.

In ogni caso, nell’articolo ci sono i collegamenti al portale INPS per gli aggiornamenti del caso.

Spero che queste informazioni possano esservi utili!

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2 Comments:
04/11/2021

Buonasera, avrei una domanda perché temo di non aver compreso bene l’articolo: i riposi giornalieri di allattamento possono essere fruiti anche dal padre? Solo se la madre non fruisce del congedo parentale?
Mentre il congedo parentale può essere fruito da entrambi contemporaneamente?

La ringrazio in anticipo!

Noemi

05/11/2021

Buongiorno Noemi,
i riposi giornalieri ed il congedo parentale sono due cose differenti.
I riposi giornalieri per allattamento sono riconosciuti al padre (Art.40 del D.lgs. 151/2001) nei seguenti casi:
– nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;
– in alternativa alla madre dipendente che non se ne avvalga;
– nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
– in caso di morte o grave infermità della madre.
Durante la fruizione del congedo parentale della madre, il padre NON può usufruire dei riposi giornalieri (per allattamento).

Mentre per il congedo parentale può essere fruito da entrambi i genitori anche contemporaneamente, entro i primi 12 anni del bambino per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi che salgono ad 11 mesi se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi.
Io ad esempio ho deciso di utilizzare il congedo parentale continuativo per 6 mesi, successivi al termine del congedo di maternità (obbligatorio), in questo caso il padre potrà utilizzare i restanti 4 mesi (o 5 mesi dipende dalla particolare casistica) del congedo parentale entro i 12 anni del bambino. Se vengono utilizzati frazionati dovranno essere trasformati in ore.
Anche io sinceramente avevo avuto dei dubbi per lo stesso motivo ed ho contattato il contact center dell’INPS che mi ha dato questa risposta.
Aggiornerò il mio articolo in modo che sia più chiaro e ti ringrazio per avermelo fatto notare.
Spero di esserti stata utile.
Luisa

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